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Contabilità industriale nei trasporti

By 2 Ottobre 2023 No Comments

CONTABILITÀ INDUSTRIALE NEI TRASPORTI

Secondo la definizione di un celebre manuale (Matz, A., Curry, O.J., Frank G.W. (1957) Cost Accounting, South -Western) la contabilità industriale è uno strumento per la Direzione che ha lo scopo di determinare il costo di prodotti, delle operazioni, delle funzioni e di raffrontare i costi e le spese reali con i budget e gli standard; fornisce inoltre i dati di costo necessari per l’effettuazione di calcoli di convenienza economica comparata, ponendo così la Direzione in grado di prendere decisioni avvedute in armonia con le politiche di vendita, i metodi di produzione, le procedure di acquisto, i piani finanziari e la struttura del capitale. Le tre fasi fondamentali della contabilità industriale sono la rilevazione, il controllo e l’analisi dei costi.

In che cosa differisce la contabilità industriale dalla più ampia contabilità generale? Semplificando, si può dire che la contabilità generale è un processo di rilevamento attuato in relazione ai movimenti esterni dell’impresa; la contabilità industriale (o analitica) è invece un processo di rilevamento interno.

La contabilità generale ha come scopo la registrazione di tutti i rapporti di scambio (vendite, acquisti, incassi, pagamenti, ecc.) fra l’azienda e l’ambiente esterno; è obbligatoria, essendo imposta dalla normativa civile e fiscale; il bilancio ne rappresenta il documento di sintesi. La contabilità generale è sempre consuntiva e si limita dunque a fornire informazioni sulla gestione passata.

La contabilità industriale non è obbligatoria per legge e non esiste una metodologia ed una struttura predefinita per implementarla; i suoi ambiti di applicazione possono essere riferibili sia alle analisi a consuntivo, sia alle analisi a preventivo.

Come si è visto nelle definizioni, dunque, non essendo un processo obbligatorio, a differenza della contabilità generale, non tutte le imprese sono dotate di un sistema di contabilità industriale. Nel settore oggetto del presente articolo, l’autotrasporto, quanto sopra esposto risulta particolarmente evidente, anche per le ragioni che esporremo in seguito.

Un’azienda di “autotrasporto conto terzi” effettua il servizio di trasporto merci per conto di clienti produttori di beni che sono estranei ad essa (la merce non è di proprietà dell’azienda che la trasporta). Questo “servizio di trasporto” costituisce il prodotto dell’azienda stessa e come tale è soggetto ad una tariffazione nei confronti dei clienti.

Come viene definita tale tariffa? Teoricamente, come per qualsiasi tipo di prodotto o servizio, la tariffa dovrebbe essere definita dal costo di realizzazione del prodotto al quale viene aggiunto il proprio margine. Nella pratica tuttavia, in questo particolare settore, le cose non stanno sempre così.

L’autotrasporto è un settore nel quale, su determinate relazioni, è presente una consistente offerta del servizio da parte degli operatori di trasporto. Tale consistente offerta determina dei “valori di mercato” piuttosto noti per chi opera nel settore. Nell’autotrasporto è prassi, soprattutto per le imprese di dimensioni contenute (assai diffuse) “adattare” la propria tariffa ai valori del mercato, anche senza una reale conoscenza precisa dei costi effettivi per la realizzazione di quello specifico servizio.

La conoscenza del mercato è certamente importante: conoscere quali sono i valori delle tariffe applicate in un determinato momento su determinate relazioni consente di evitare che l’azienda possa proporre tariffe al di sopra di quei valori e di evitare dunque di operare “fuori mercato”, con la conseguenza che il proprio servizio non risulterebbe acquistato.

Tuttavia, la prassi di adattare esclusivamente la propria tariffa “al mercato”, senza conoscere nel dettaglio i propri costi, è aziendalmente assai rischiosa. Il cosiddetto “mercato”, infatti, è generato da operatori che possono avere strutture di costi tra loro completamente differenti (ad esempio perché provenienti da realtà geografiche diverse o perché di dimensioni aziendali diverse).

La sola conoscenza del mercato in cui si opera, quindi, non è sufficiente: è necessario conoscere dettagliatamente i propri costi per comprendere quanto realmente “si guadagna” (ovvero, quanto è l’utile) nella realizzazione di un determinato servizio.

Soprattutto se confrontato con altri settori, quanto appena detto può sembrare scontato e banale: nell’autotrasporto tuttavia, in virtù della prassi sopra esposta, non lo è affatto. E’ pertanto fondamentale, anche in questo settore, ristabilire la “consapevolezza” dei propri costi.

Ogni impresa di trasporti, anche di dimensioni contenute, dovrebbe dunque elaborare un sistema di contabilità industriale, partendo dalla teoria per poi applicarlo e implementarlo nel caso concreto. E’ solo elaborando questo sistema che si ha realmente la possibilità di conoscere i propri costi nella maniera più dettagliata possibile e conseguentemente di conoscere, per ogni singola relazione, quanto è il costo e quanto è l’utile in relazione ai rispettivi ricavi.

Conoscere i propri costi consente di agire:

• a consuntivo, per comprendere quali sono le relazioni in cui si ha maggiore margine;

• a preventivo, per consentire di conoscere le reali dinamiche del proprio pricing e di proporre delle tariffe che siano realmente economicamente sostenibili per l’azienda, indipendentemente dalle condizioni di mercato in cui opera.

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